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Quale Turismo per la nostra Terra
di Orazio Bisazza

 

L'economista Joseph La Palombara, consigliere di Clinton e di origini abruzzesi, definì i parchi nazionali italiani «one of Italy's best kept secrets», uno dei segreti nazionali italiani meglio custoditi.
L’Italia, grazie alla sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo, occupa una posizione strategica ma non utilizza al meglio le proprie capacità. Come può un paese come il nostro non avere una posizione di rilievo nel panorama turistico mondiale, considerata la rilevanza indiscussa del suo patrimonio paesaggistico e culturale?
La risposta  è molto semplice: esiste un’offerta turistica obsoleta e disarticolata.
Tutto viene concentrato su un turismo solo di monumenti d'arte, o in alternativa solo balneare, trascurando l’anima verde della nostra penisola che può offrire una grossa opportunità, creando inoltre la disponibilità di nuovi posti di lavoro. Tale opportunità però deve nascere da una nuova visione che sviluppi l'idea d'impresa in modo organico e funzionale, utilizzando in modo appropriato le risorse naturali, coinvolgendo tutti gli organismi presenti sul territorio, creando le necessarie sinergie e le reti per un costruttivo e utile interscambio.
La domanda di vacanze-natura è in continuo aumento, ma è necessario considerare che l'offerta di natura non aumenterà illimitatamente, anzi trova già ora forti limiti a causa dell’uso indiscriminato che spesso distrugge gli habitat naturali. Occorre quindi innanzitutto preservare, conservare ed educare alla sostenibilità ambientale.

La valorizzazione del territorio va anche vissuta e sviluppata attraverso la riscoperta dell'identità dei luoghi, dei valori culturali tradizionali, oltreché di quelli ambientali. Ciò incoraggia un meccanismo migliore, atto a riequilibrare il divario esistente fra le zone a turismo maturo (nel nostro caso Taormina, Isole Eolie, Etna…) e quelle interne o marginali. È indispensabile a tale scopo rapportarsi a quelle che sono le tipicità locali: attraverso l'estrazione di questi elementi cardine  da un lato si ritorna alle proprie radici e dall’altro si costruisce lo sviluppo socio-economico del  territorio.
Tale riequilibrio consente di capitalizzare flussi monetari con circolazione di denaro, di creare flussi di socialità, di sviluppare il contatto sociale, con il coinvolgimento diretto dei giovani, invitati e incentivati a rimanere a lavorare nella propria terra.

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